Viticoltura e vino

Viticoltura e vino
29/06/2020 No Comments Prodotti locali Stefania Luce

Plinio il Vecchio, famoso storico tristemente scomparso durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.c. amava i nostri territori tanto da sottolinearne la ricchezza e la bellezza coniando la dicitura Campania illa felix.

La Campania, quindi, è Terra Felix, ovvero suolo fertile in cui trova piena fioritura la biodiversità vegetale.

Tra i tanti prodotti della nostra terra il vino è testimoniato dai più grandi scrittori classici e dai numerosissimi reperti archeologici che documentano la presenza della vite e l’eccellente qualità dei vini prodotti.

Cicerone, Plinio, Marziale, Tibullo e molti altri hanno decantato i migliori vini dell’antichità che trovano proprio in Campania la loro area di elezione, grazie alle caratteristiche del territorio e alle raffinate tecniche di coltivazione e di vinificazione.

La Campania vanta oggi nel complesso 15 DOC e 4 DOCG (complessivamente n. 19 DOP), oltre a 10 IGP.

Il vino dei Campi Flegrei rientra nella categoria DOP/ DOC (Denominazione di Origine Controllata) insieme a quello di Ischia, Capri, Vesuvio, Cilento, Falerno del Massico, Castel San Lorenzo, Aversa, Penisola Sorrentina, Costa d’Amalfi, Galluccio, Sannio, Irpinia, Casavecchia di Pontelatone, Falanghina del Sannio.

La zona di produzione delle uve destinata alla trasformazione in vino e denominazione di origine controllata “Campi Flegrei”, nei tipi bianco, rosso, Falanghina e Piedirosso o Pèr ‘e palummo, comprendono l’intero territorio dei comuni di Procida, Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida e Quarto e parte di quelli di Marano di Napoli.

Le vigne dei Campi Flegrei sono le cosiddette vigne a piede franco, cioè le uniche sopravvissute alla devastazione della fillossera. La fillossera della vite o phylloxera de la vigne è un insetto parassita arrivato in Europa alla fine dell’800. Scoperta per la prima volta sulle foglie delle viti dell’America del Nord, poi sulle foglie e sulle radici della vite londinese e poi su quelle nel Sud della Francia. L’arrivo della filossera in Europa, precisamente tra il 1858 e il 1862, si deve attribuire all’importazione dall’ America nel sud della Francia di barbatelle di viti infette.

Nel 1879 è confermata la presenza dell’insetto in Italia; nel 1931 risulta accertata in 89 province italiane con esclusione di Frosinone, Rieti e Napoli.

La fillossera intacca le foglie della vite quando compie il ciclo biologico fuori terra, mentre intacca le radici della vite nel suo ciclo vitale sotto terra. I vitigni americani hanno sviluppato una resistenza ai danni provocati alle radici. I vitigni europei hanno sviluppato una resistenza nelle foglie. Per fermare la malattia i viticoltori decisero di innestare i vitigni europei sul piede americano, e da allora è così.

Ringraziamo la famiglia Verde dell’azienda Quarto Miglio per l’ospitalità e la possibilità di entrare anche se per poco nel mondo affascinante del vino e della sua produzione.

 

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Stefania Luce Laureata in Archeologia e Storia dell’Arte. Ama la sua terra di origine, fa parte dell’Associazione culturale Genius Land nata con lo scopo e il desiderio di riuscire a valorizzare e fare conoscere l’intero territorio campano, in particolare quello flegreo sia dal punto di vista culturale che naturalistico.
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